Il fascino della Cassa Chiusa

19 09 2007

Avevamo già introdotto qualcosa riguardo, in un articolo in cui capivamo che la scatola in cui alloggiamo il nostro altoparlante deve essere concepita con un certo criterio.

La forma della scatola (a meno che non siano presenti sottosquadri interni) non vincola sensibilmente la resa finale del sistema. Ciò vuol dire che potremo letteralmente plasmare il nostro box in base agli ingombri che abbiamo a disposizione (dalla comune cassa a parallelepipedo fino a strutture informi a mò di calco negativo del nostro angolo di baule). Sono solo due i parametri di cui tenere conto, e dai quali NON E’ POSSIBILE PRESCINDERE:

Chiusura ermetica del box
Questa è la prima grande motivazione di rottura di un altoparlante. Se la cassa chiusa non risulta “chiusa”, un qualsiasi minimo sfiato (anche dalle sole viti di fissaggio) è in grado di sbriciolare la bobina del vostro amato driver. Quindi ricordiamoci bene, prima di accendere, di controllare:

- Tenuta delle giunzioni dei lati del box
Per questo aspetto è utile costruire la cassa del subwoofer utilizzando del buon legno MDF (minimo 19mm di spessore) saldando le varie parti con colla vinilica ad alta tenuta e tante tante viti. E’ l’unico metodo per sapere con certezza che ogni spigolo ed ogni vertice isolino perfettamente il nostro carico dal resto del mondo. Eventualmente si potrà addirittura, in alcuni casi estremi di SPL e SoundOut, resinare l’interno della cassa, cosa che però modifica leggermente la risposta in frequenza, dato che cambia la natura e la scivolosità acustica delle pareti interne (le quali a loro volta modificano il comportamento delle onde stazionarie).

- Tenuta del cestello
Qui dobbiamo invece stare molto attenti che le viti tirino sempre bene. Occhio quindi allo smontare e rimontare ripetutamente: una vite che non chiude bene è in grado di far sfiatare aria, sopratutto in un legno come l’MDF, piuttosto farinoso. Inoltre è buona norma stendere un sottilissimo strato di spugna adesiva molto densa (tipo quelle da incollare alla base delle porte di casa per gli spifferi), in modo da auspicare un ottimo accoppiamento di due materiali altrimenti troppo rigidi per combaciare perfettamente. Creeremo una sorta di sandwich fatto da cestello, scatola, e “ammortizzatore”. Sarete sicuri che una volta chiuse bene tutte le viti, da lì non uscira un filo d’aria.
In parte, se ci facciamo caso, ciò avviene anche in un comune subwoofer, dove la zona “spugnosa di livellamento” risulta essere la moquette di copertura del box che si schiaccia sempre più al serraggio delle viti. Ma male non gli farà di certo, poichè la cosa importante è che non vi siano collegamenti tra l’interno e l’esterno della cassa, di nessun tipo o genere.

Volume del carico acustico
Secondo, ma non di certo per importanza, è il volume del carico. Non pensiamo MINIMAMENTE di poter buttare un subwoofer in una scatola qualsiasi, sarebbe come mettere gasolio in una Ferrari (che va solo a benzina, per chi non lo sapesse, ndr). Una scatola troppo grossa tende a rigonfiare la risposta quando lavoriamo sull’estensione in gamma bassa (rischio sbrodolamento nonchè perdita o completa assenza di controllo), mentre una cassa troppo piccola strozza il cono che non è libero di muoversi, data l’esagerata pressione dell’aria interna al box che innalza pesantemente la frequenza di risonanza (suona a colpi di “GULP GULP”). Se volete comunque costruire un box di dimensioni leggermente ridotte (ma solo leggermente), può essere utile, se la risposta non vi soddisfa, riempirlo con del materiale fonoassorbente, che come ben sappiamo, è in grado invece di abbassare, questa frequenza, concedendo nuovamente all’amplificatore il controllo del sistema.

Quindi: massimo isolamento delle emissioni anteriori e posteriori ed ingombro ridotto (un buon 32cm suona e DEVE suonare in circa 30 litri) ma elevate sollecitazioni da parte dell’amplificatore (sarà bene scegliere il sub con criterio…!).

Qualche formulina, tanto per iniziare a fare i conti:

 Fc = \cfrac {Qtc \cdot Fs}{Qts}

Vc = \cfrac {Vas}{\left( \cfrac{Fc}{Fs} \right)^2 -1}

dove

Fc = Frequenza di risonanza del box

Qtc = Fattore di merito totale del box (da scegliersi da un minimo di 0.5 sovrasmorzato a un massimo di 2.0 sottosmorzato, solitamente)

Fs = Frequenza di risonanza

Qts = Fattore di merito totale dell’altoparlante

Vc = Volume della cassa

Vas = Volume acustico equivalente dell’altoparlante

Prima delle conclusioni acustiche, è necessario fare un piccolo appunto a riguardo dei precedenti citati “sottosquadri” e “onde stazionarie” relativi alla forma del cabinet.
La teoria ci dice che la peggior forma sia il cubo e che la migliore sia la sfera. Questo perchè la prima ha una forma tale da favorire la formazione di onde stazionarie, turbolenze che nascono sulle pareti del box, mentre la seconda, non avendo “lati”, riesce ad escludere questo scomodo effetto. Non allarmiamoci a questa affermazione ma è bene sapere come stiano realmente le cose, anche solo in teoria (sempre troppo poco considerata).

Fatti! Non pugnette…
Come suona la cassa chiusa?
Divinamente…
Questo è un mio semplicissimo ed inutilissimo parere personale, ciò che possiamo notare invece oggettivamente è che la risposta sia molto curata in ogni dettaglio e molto veloce nei transienti impegnativi, risultando sempre “al passo coi tempi“. Otterremo quindi una bella “botta” secca se si tratta di grancassa, un’ottima rapidità di “adattamento” ad un arpeggio di assolo di un basso elettrico, e se l’altoparlante ha un buon Qts, Xmax ed Fs, anche un’egregia discesa in frequenza, sempre molto controllata.
Tutto ciò, ovviamente, ammesso e non concesso che il finale a cui destiniamo il nostro subwoofer, sia anche in grado di “stargli dietro”… (tanto per farvi capire che non si deve MAI sottovalutare l’uno o l’altro componente).


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