Volume dell’ampli. Basta con le cazzate!

5 09 2007

 

L’amplificatore automotive NON HA VOLUME!!! Non a caso vi è scritto GAIN e non volume sul potenziometro tanto amato dagli smanettoni (ricordiamoci ancora una volta: ogni vocabolo ha il suo significato). Vediamo di fare chiarezza e di capire il perchè delle cose una volta per tutte.

Condizione 1
Un sistema di riproduzione ad Alta Fedeltà è, nella sua forma più raffinata, un insieme di componenti di altissima qualità, i quali interagiscono tra loro a dare un risultato che sia il più naturale possibile, privo di alterazioni dinamiche e timbriche. Ebbene, ciò vuol dire che ogni parametro da inserire nella catena deve essere compatibile con tutti quelli a cui è logicamente connesso.

Condizione 2
L’amplificatore, si sa, amplifica il segnale che gli portiamo tramite linea preamplificata e lo amplificherà di più o di meno in base alla sua potenza nominale (al guadagno cioè che riesce a sviluppare a livello circuitale). Ciò vuol dire che a parità di sorgente e di altoparlante, svilupperò una potenza maggiore dove installo l’ampli più performante e una minore dove installo l’ampli meno performante. Questo è chiaramente ovvio.

Condizione 3
La potenza nominale e l’efficienza acustica non sono due grandezze relazionabili (non possiamo quindi presumere quale sarà il volume di ascolto massimo, o quanto sarà elevato, se ci proporzioniamo solo ed esclusivamente ai Watt per canale dichiarati). L’amplificatore, ha un guadagno che è fisso, ciò vuol dire che:
– indipendentemente dal livello (tensione) del segnale con cui lo piloto lui effettuerà la moltiplica del segnale
MA
– dipendentemente dal segnale con cui lo piloto lui renderà in uscita un volume (chiamiamolo così per semplicità) maggiore o minore

In sostanza la potenza dell’ampli ci dice SOLO DI QUANTO è in grado di elevare il segnale (un pò come accade nel trasformatore elettrico, dove dato il rapporto-spire X ottengo una tensione in uscita moltiplica di X volte e una corrente di 1/X volte) e non quale sarà il risultato finale.

Enunciato
Quindi scopriamo che: se la sogente ha un’uscita preamplificata di elevato voltaggio, avrei un “volume” maggiore, altrimenti minore. Dopo tutta questa pappardella abbiamo capito che l’ampli ha dei parametri indiscutibilmente fissi e costanti: l’impedenza di ingresso e la potenza nominale (ognuna delle due decisa dai progettisti) le quali pregiudicano (nel bene e nel male) ciò che a lato pratico otterremo dal nostro sistema.

Risoluzione
E qui entra in gioco il gain, poichè in mezzo a tutte queste costanti, qualcosa sfugge: la sensibilità di uscita della nostra sorgente. Ogni autoradio ha un SUO valore di uscita ed è impensabile che si possa con un generico segnale pilotare un finale, senza rischiare il clip e la saturazione (nel caso di segnali troppo elevati) o livelli e ampiezze scarse (nel caso di segnali troppo bassi). Diciamo quindi che il gain è di una specie di correttore di coppia, una riduzione, una piccola interfaccia in grado di rendere compatibile la sensibilità di uscita del segnale dell’autoradio con quella di ingresso dell’amplificatore per far si che TUTTO il sistema sia COMPATIBILE e che si possa ottenere un risultato soddisfacente.

In effetti, alcuni amplificatori, mostrano un trimmer a scala invertita, dove sul telaio con gain al minimo leggo 9 Volt e gain al massimo leggo 0,9 Volt. Questo perchè il gain in sè è da regolare (a livello teroci) SOLO ED ESCLUSIVAMENTE in base all’uscita della sorgente (o comunque non propriamente a naso). Logicamente, quindi, se ho una radio con un’uscita elevata dovrò abbassare il gain, mentre se la mia sorgente ha un’uscita molto bassa, il gain dovrà gioco forza aumentare.

Conclusione
Il gain sarà quindi sempre settato univocamente, indipendentemente dagli altoparlanti che pilota ma dipendentemente dalla resa acustica (come procedere lo vediamo qui), e sarà da modificare SE E SOLO SE cambiamo l’autoradio con una che presenti una tensione sull’uscita pre-amplificata differente. Se il risultato non è soddisfacente (sotto qualsiasi aspetto, volume, dinamica, qualità, velocità, riserva di carica, timbro, ecc.ecc.) significa che abbiamo progettato male l’impianto e che abbiamo scelto un amplificatore poco potente; ma non dovremo mai agire sul gain o peggioreremo tutti i parametri sopraelencati che già non risultavano all’altezza delle nostre aspettative.

In pratica
Abbiamo detto che quel bel trimmer a portata di cacciavite va settato con cognizione di causa. Ma cosa accade in realtà, all’interno dell’ampli? Facendo di nuovo riferimento al trasformatore, ci ricordiamo che il tal rapporto spire era quel valore di moltiplicazione/divisione per il quale l’uscita risultava differente dall’ingresso. L’amplificatore fa più o meno la stessa cosa: preleva alimentazione esterna per abilitare tutta una serie di circuiti che operino l’amplificazione (in funzione del guadagno circuitale). Come già introdotto, il guadagno di questo dispositivo è esprimibile anche in decibel, e come spiegato nell’articolo dedicato, se posso parlare di decibel è perchè ho due grandezze omogenee sotto analisi. Le due grandezze in oggetto sono il livello/tensione/sensibilità/ampiezza in ingresso e quello in uscita.

Se io volessi, nel mio fantomatico trasformatore, modificare il guadagno (analogamente il rapporto spire) cosa dovrei fare? O aumento gli avvolgimenti al primario, o diminuisco gli avvolgimenti al secondario, altro non mi è dato fare…
Ad esempio:
– un trasformatore 220V-12V mostra un rapporto tensioni di 18.33, ciò significa che il rapporto tra il numero di spire al primario e al secondario è 18.33 (V1/V2 = N1/N2);
– un trasformatore 220V-24V mostra un rapporto tensioni di 9.16
– un trasformatore 110V-12V mostra un rapporto tensioni di 9.16

Cosa scopro? Che da una situazione iniziale, posso a scelta modificare l’ingresso o l’uscita poichè ciò che conta è il rapporto tra le due grandezze, non i valori assoluti.

Il gain è un selettore di intensità del circuito primario, ovvero del segnale preamplificato in ingresso, il cui valore si ripercuote sull’uscita. Dobbiamo aver capito bene cosa sia questo “guadagno”, o rischiamo di credere che l’ampli sia in grado di volta in volta di amplificare di più o di meno, quando in realtà lui si ritrova semplicemente ad amplificare un segnale più alto o più basso in ingresso…

Capite?

E’ come se aumentassi da 220V a 380V l’ingresso del trasformatore, il rapporto spire (fisso) genererebbe in uscita una tensione di

\cfrac{380}{18,33}= 20,7 V

anzichè

\cfrac {220}{18,33}= 12 V

Proprio perchè il trasformatore aveva sempre e solo QUEL rapporto spire, e non altri. Quindi anche l’amplificatore amplifica sempre e solo di quel valore (che appunto spesso è espresso in decibel, condizione che verifica e rafforza la mia tesi), altro non può fare…

Vediamola sotto un altra prospettiva

Torniamo alla questione deciBel, che è stretta parente di guadagno e di fattori moltiplicativi in genere. Il rapporto spire mi racconta di quanto maggiore o minore sarà la tensione in uscita rispetto a quella in ingresso (ormai l’abbiamo capito). E quindi, in un trasformatore 220V-12V avremo:

\cfrac{220V}{12V} = 18.33 pari a:

20 LOG \cfrac{12}{220} = -25,26 dB

che significa che il valore in uscita è 25.26 dB in meno rispetto al valore in ingresso.

Se provo infatti ad aumentare, raddoppiando, il valore di tensione in ingresso, ottengo, dato il rapporto spire sempre costante, un raddoppio anche sull’uscita:

\cfrac{440V}{18,33} = 24 V e quindi:

20 LOG \cfrac{24}{440} = -25,26 dB

Il valore in dB, ovvero il valore del guadagno, ovvero il valore del rapporto uscita/ingresso rimane costante, SEMPRE. L’uscita è cambiata (a livello numerico, quindi in maniera assoluta) solo perchè ho raddoppiato l’ingresso… Mica perchè ho raddoppiato gli avvolgimenti…

Tutto questo mi serviva per introdurre la questione amplificatore. L’analogia è quella che riguarda il “rapporto spire” che anche nell’ampli non cambia, nel senso che il suo potere amplificante rimane il medesimo per tutta la sua vita. Infatti:

10 Volt in uscita su 1 V in ingresso in quel dato istante (ricordiamoci sempre che dal trasformatore all’amplificatore entra in gioco il dominio del tempo) mi dicono che il fattore di moltiplicazione è 10, pari a 20dB. Ma se aumento, tramite il gain, l’ampiezza del segnale in ingresso, non vario il guadagno vero e proprio, ma solo ciò che otterrò in uscita:

20 LOG \cfrac{10V}{1V} = 20 dB

20 LOG \cfrac{20V}{2V} = 20 dB

e via dicendo. Ma non è possibile CAMBIARE IL GUADAGNO REALE dell’amplificatore, poichè sarebbe come poter fare:

20 LOG \cfrac{10V}{1V} = 20 dB

20 LOG \cfrac{20V}{1V} = 26 dB

e NON SI PUO’ (analogamente è come pensare che con quel trimmerino si possano raddoppiare le bancate di transistor). Solo all’aumentare o al diminuire del segnale in ingresso (tramite il potenziometro del gain) posso ottenere in uscita una forma d’onda più o meno ampia, altrimenti non posso. Infatti un finale dato a 50W per canale su 4 ohm, viene dichiarato tale anche sulla base di certi parametri, che ovviamente verrebbero a degradarsi se alzassi sconsiderevolmente l’ingresso, pur aumentando il “volume” di riproduzione (ecco perchè non parliamo di potenze diverse a “gain” diversi).

Se no spiegatemi come mai a pari regolazioni e a pari tutto, se monto una sorgente con pre elevato ottengo un “volume” maggiore, e con una radio da 1 Volt di pre mi servono orecchie da pipistrello… Eppure non ho toccato il gain, e quindi neanche il “guadagno”…

Diverso, invece, è il ragionamento che viene fatto qui e qui (spero che i link rimangano attivi a lungo) dove si enuncia che la variazione e selezione del guadagno, avviene in PREAMPLIFICAZIONE, in un caso per poter variare il volume, nel secondo per poter rendere compatibile il dispositivo con qualsiasi altro ad esso collegato. Vedete come comunque ritorna di nuovo il concetto “rendere compatibile”, “equilibrare”, ecc.ecc. così come abbiamo spiegato inizialmente?

Il limite
Mettiamo caso che dopo aver capito che quel potenziometro non è un volume, nè un selettore di “potenza amplificante”, vogliamo comunque metterci mano lo stesso. Cosa accadrebbe? Torniamo ancora una volta sul nostro trasformatore: si tratta di una semplice macchina elettrica, con un paio di dati di targa, niente di più, e già leggiamo che è prefissato un limite massimo di tensione in ingresso, o si rischia di danneggiare anche pesantemente tutto il dispositivo. Figuriamoci cosa può succedere ad un amplificatore intero, che non ha dentro solo un trasformatore, ma anche una marea di circuiti e circuitini che si ritroveranno sovrapilotati, incapaci di gestire segnali troppo elevati. Questa incapacità, a seconda di quale area elettrica sia influenzata, si tradurrà in: diminuizione del rapporto Segnale/Rumore, diminuizione della gamma dinamica, aumento della Distorsione Armonica Totale, diminuizione di velocità nei transienti, diminuizione della riserva di corrente, clipping, saturazione, intervento delle protezioni, ecc.ecc.ecc.

Quindi, guadagno o non guadagno, volume o non volume, quel potenziometro va settato indipendentemente da tutto con cognizione di causa, dopo aver capito bene di cosa si tratta e su cosa operi.


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21 responses

5 09 2007
Minoz

Magari l’hai già scritto, ma cosa si intende esattamente per sensibilità? Per quel che ne so io, la sensibilità è la variazione di una grandezza fisica ossevata rispetto ad un’altra di interesse (quindi è la derivata parziale della grandezza osservata rispetto alla grandezza d’interesse, calcolabile matematicamente oppure misurabile come pendenza della curva della prima grandezza in funzione della seconda): se è così, quali sono le due grandezze in gioco?

5 09 2007
Davide

Nota più che plausibile: non l’ho scritto espressamente proprio per non riempire di troppe “parentesi” un articolo focalizzato su altro. Comunque sia, la sensibilità acustica è in effetti espressa in relazione ad un valore chiamiamolo di default, che io mi pongo come standard per la mia analisi. Infatti, la sensibilità è quasi sempre espressa come + o – “TOT” dB in relazione ad una grandezza posta convenzionalmente a zero dB (soglia di udibilità).

Ma anche il gain ritrova espressione nella definizione da te citata: il gain non è altro che il “selettore” che rende compatibile le due grandezze sulle quali opera: la sensibilità in uscita dell’autoradio e la sensibilità in ingresso dell’amplificatore finale. Per questo è FONDAMENTALE settare bene il potenziometro del gain, per equilibrare le reali differenze tra i voltaggi delle uscite pre di una qualsiasi autoradio con il voltaggio che l’ampli può permettersi di elaborare. Modificando il gain riesco ad equilibrare una grandezza variabile (autoradio) in relazione ad una fissa (finale) per non rischiare la saturazione ancora prima di amplificare.

10 09 2007
Andrea

Ciao! Sapevo già che il gain non fosse da considerare come manopola del volume, ma la lettura del tuo articolo mi ha creato qualche dubbio. Io credevo che si potesse utilizzare come “selettore di guadagno” dell’amplificatore, o meglio credevo che il guadagno non fosse come dici tu un qualcosa di fisso, ma qualcosa che io potessi regolare con quel famoso trimmer. Dopotutto, c’è scritto “gain”. Ora, la mia domanda è questa: se io mi ritrovo, come nel mio caso, con un altoparlante che suona “troppo” e in sede di taratura lo voglio attenuare, è concettualmente sbagliato andare ad agire sul gain dell’ampli che lo pilota (sono in multiamplificazione)? Quindi l’unica alternativa che avrei sarebbe quella di equalizzare il range competente a quell’altoparlante per far risultare la sua emissione più “bassa”. Sbaglio? Volevo inoltre anche chiederti, se possibile, di illustrarmi, magari può essere utile in generale e a tutti, come fare a regolare il gain dei miei ampli in base all’uscita dell’autoradio (se possibile anche come misurarla effettivamente e con quali tracce)… Fortunatamente dispongo di un buon oscilloscopio, e suppongo che serva…

11 09 2007
Davide

Detto terra terra: il rapporto tra la tensione di uscita rispetto a quella di ingresso è la funzione di trasferimento di quell’amplificatore; questa funzione di trasferimento si calcola con il rapporto, appunto, tra le relative trasformate di Laplace di uscita e ingresso nel dominio della variabile complessa “s”. Matematicamente, quindi, il guadagno è l’ampiezza, di questa funzione di trasferimento. Calcolo le trasformate di Laplace di ingresso ed uscita,

In(t) -> In(s)
Out(t) -> Out(s)

spostando il sistema dal dominio del tempo (t) a quello della variabile “s”;

Calcolo il rapporto: Q(s) = Out(s) / In(s)

Q(s) è la funzione di trasferimento (chiaramente più è alto questo parametro e maggiore è il guadagno).

Vediamo quindi che in realtà il guadagno è solamente dipendente da ciò che avviene all’interno, a livello circuitale, dell’amplificatore.

Quando mettiamo mano a questo trimmer in maniera “sconsiderata” non facciamo altro che far credere all’amplificatore che il nostro segnale pre sia, che so, di 1V, quando invece è di 5V, magari. Lui mica lo sa, ed amplifica (secondo il suo guadagno) come se gli stessimo inviando un segnale basso, quando invece non lo è. Così otteniamo una “potenza” maggiore, ma con meno qualità (abbassandosi SNR e fattore di smorzamento) e meno velocità di risposta ai transienti più impegnativi.

D’altro canto, ad esempio nella mia auto che lavora in triamplificazione anteriore, la sorgente eroga 4V in uscita e i finali sono regolati a 8!!!! Ovvero l’ampli amplifica come se in ingresso ricevesse un segnale doppio rispetto a quello che in realtà gli porto. Ciò vuol dire che il sistema è talmente performante da non aver bisogno non solo di non aumentare il gain, ma quasi quasi di poterlo ancora abbassare. Perchè questo? Perchè solitamente le scelte progettuali non vengono fatte nella maniera corretta, si corre al prezzo più basso e non alla miglior performance, e ti ritrovi che per poter “sentire” ti tocca sempre mettere mano al gain, peggiorando poi altri parametri. Quando invece la progettazione dell’impianto avviene in maniera professionale e giustificata, ti ritrovi che gli ampli al minimo stanno già spingendo troppo!!!

11 09 2007
Davide

Il tuo altoparlante che suona troppo (immagino il medio a cupola) fa così anche perchè è a cupola! Comunque sia, hai sempre la possibilità di agire sul gain (più basso è e meglio è – SEMPRE) ma se l’ampli dedicato a quell’ap pilota anche un’altra unità, devi gioco forza lavorare in passivo, smorzando con resistenze corazzate l’ampiezza del segnale che lo raggiunge.
Lavorare in equalizzazione non è una soluzione corretta poichè perderesti l’equilibrio timbrico della risposta, e non potresti tantomeno (in dipendenza dal fattore Q di ogni curva preimpostata e dal numero discreto e non continuo di frequenze selezionabili) abbassare l’intera banda, se non incidendo su altri fattori. L’equalizzazione va fatta per “sistemare” i difettucci, ma non possiamo chiederle di abbassare in maniera precisa l’ampiezza di tutta una banda, sopratutto se incrociata con l’ap che lo precede e che lo segue (noteresti gravi alterazioni della scena e molto altro ancora)

ATTENZIONE: aggiungendo in serie al segnale amplificato una resistenza corazzata, aumenta l’impedenza di quell’ap: da un lato otterrò la mia attenuazione su tutta la banda che riproduce, dall’altro dovrò, nel caso si lavori con filtraggio passivo, riparametrizzare la frequenza di taglio, aggiungendo il nuovo valore resistivo introdotto per il calcolo dei nuovi componenti da inserire nel crossover…

11 09 2007
Davide

Una vecchia teoria dice:

porto il gain al minimo
porto il volume della radio al massimo
inserisco una traccia “impegnativa” di un buon cd test
alzo pian piano il gain fino alla saturazione
lo riabbasso un pelino
e il gioco è fatto!

Personalmente non mi sono MAI trovato bene con questa “tecnica”, ma è fuori dubbio che sia una procedura di gran lunga più “sana” rispetto alla regolazione a “occhio” o peggio, a caso…!

NOTA personale: un serio numero di aspetti e di variabili che di mio considero, mi fanno scoprire che questa pratica mostri qualche lacuna (e neanche tanto da sottovalutare a priori), ma per una “taratura” del solo gain più “pesata” sarebbe necessario introdurre un discorso un pò più complicato (che potremmo comunque prendere in considerazione, per chi ne fosse interessato).

11 09 2007
Andrea

Ti ringrazio molto per la tua risposta, per altro molto esauriente. Mi pare di aver capito sì che il gain va tarato in base alle uscite della sorgente, ma che se mi vedo costretto ad abbassarlo è solo meglio. Mi sembra inoltre di aver capito, pena rumore e distorsione armonica, di non doverlo alzare sopra questo livello che non ci hai ancora spiegato come trovare. Personalmente sono molto interessato a questo argomento (cioè su come tarare in maniera precisa questi gain, visto che come to ho il fronte in triamplificazione), da molti sottovalutato ma secondo me molto importante ai fini di una taratura quanto più possibile vicina alla perfezione. Io te la butto lì: potrebbe essere argomento di uno dei prossimi post, che ne dici? Grazie ancora

11 09 2007
Davide

Ci sarà sicuramente un approfondimento a riguardo, comunque sia hai inteso perfettamente il discorso. Più il gain è basso e meglio è!

Piccola nota: se come per le “spine iso” anche tutte le sorgenti avessero la stessa tensione in uscita pre, non sarebbe nemmeno teoricamente necessario, questo trimmer…

4 10 2007
stefano

ciao.vi chiedo una cosa inerente al gain:posseggo un ampli old school(hk ca260)e lo dovrei abbinare a un’autoradio di ultima generazione(alpine)che ha un’ uscita preamplificata di 5volt.essendo l’ harman kardon sprovvisto del gain,potrebbe essere giusto inserire in serie al positivo preamplificato un potenziometro doppio in modo da attenuare la tensione in ingresso,o occorrono altri accorgimenti?

4 10 2007
Davide

Innanzitutto bisogna sapere qual’è il range di sensibilità “fisso” che accetta quell’ampli in modo da scoprire se possiamo collegarci la fonte a 5V o se rischiamo la saturazione anche a volume minimo (potrebbero non esserci problemi…).

Una prima soluzione, più che un potenziometro, potrebbe essere quella di installare un disaccoppiatore ad anelli di massa regolabile, il quale ci darebbe anche il vantaggio di riuscire a gestire eventuali ronzii e disturbi di intermodulazione (dato che il finale non è provvisto di filtri “antirumore” adeguati all’elettronica di bordo odierna).

Detto questo, dato che l’Harman Kardon in questione non presenta neanche filtri elettronici di crossover, può essere una buona idea installarne uno esterno, così da poter anche gestire la “potenza” del segnale in ingresso ancor prima che venga amplificato, oltre che al taglio e alla fase…

6 10 2007
stefano

dal pdf dell’harman kardon ho trovato che la sensibilità in ingresso è selezionabile tramite uno switch;il range è 0.1volt-0.5volt.un pò pochini,visto che la sorgente erogherebbe 5volt a volume massimo(sempre dati forniti dalla alpine).interessante il discorso del disaccoppiatore di massa,ma non saprei come costruirlo.

6 10 2007
Davide

Non è da costruire, lo compri con 10€…

6 10 2007
stefano

ah!quindi per risolvere il problema della mancanza del gain sui miei 2 ampli mi basterebbe comprare 2 di questi disaccoppiatori di massa ?per il crossover elettronico dovrei utilizzare una sorgente alpine 9887,mi dicono ci sia già il crossover nella sorgente,filtrerei con un cros passivo solo i medioalti.ora cerco un pò i disaccoppiatori.per ora vi ringrazio,e mi scusoper le domande magari banali,ma ho visto che trattate gli argomenti in modo completo e professionale e mi sono rivolto a voi.

6 10 2007
Davide

Una alternativa, come avevi già predetto, nel caso non trovassi niente di regolabile, un potenziometro da sub (tipo questi che vendiamo della Phonocar, ora esteticamente più gradevoli rispetto a quello dell’immagine) risolve il problema di incompatibilià, accettando in ingresso fino a 5V e diminuendo il segnale fino a 20dB (meno di 0,01V)

8 12 2010
gianfranco

Conosco bene il hk ca 260 e dal manuale si vede bene uno swich che regola la sensibilita sulla posizione low che gestisce segnali pre fino a 3volt.Comunque con le nuove sorgenti da 4v non si dovrebbe aver alcun problema e poi i ca 260 sono ottimi ampli.SALUTI GIANFRANCO

16 07 2011
Pippero

Gran bel articolo anche se datato,pero’ finalmente un po’ di chiarezza

16 08 2011
ivan

Ciao, sono arrivato sul tuo sito per caso ma credo tu abbia centrato il mio problema e forse sei l’unico che mi può dare una dritta. Ho un impianto bose in auto (lo so fa schifo ma suona abbastanza bene) collegato una kenwood ai pre con uscita da 4V, non voglio cambiare l’impianto, sarebbe un lavoro troppo invasivo e non fa per me. Ora il volume è perfetto, la qualità molto molto buona, le masse sono tutte collegate, ma quando cambio traccia, l’autoradio toglie l’alimentazione ai pre per un attimo ed ecco che salta fuori il BUMP. Leggendo di qua e di là sembra che il bump sia dovuto alle masse non ben collegate ma ho provato tutto col multimetro. Ora non conosco e mai potrò conoscere il gain di ingresso dell’amplificatore ma è possibile che l’autoradio veda l’ampli come un carico di resistivo quasi inesistente? Un semplice resistore in serie potrebbe ovviare al problema? Grazie per il tuo tempo. Saluti Ivan

25 04 2012
Gianfranco

Sono curioso di sapere su quale auto hai istallato il sistema bose e quale modello.A me mi è stato vivamente sconsigliato da un istallatore ma sono sempre curioso di poterne sentire o leggere come suona da qualcuno che ha azzardato questa soluzione (contro i canoni dell’alta fedeltà in auto) in auto.In attesa di un riscontro saluti Gianfranco

25 11 2013
Belltiemi

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15 06 2014
Emanuele

ciao.. mi interessa molto come settare al meglio il gain.
in pratica il gain deve essere interfacciato con la sorgente.. sta a significare che se una sorgente ha come uscita 4v e il mio ampli ha come sensibilita di ingresso che va da 0,2 a 8V io devo settare il gain nel punto dove un pratica raggiungo i 4V giusto? cioe in un ampli con gain vriabile sa 0,2 a 8V dovrei metterlo circa a meta per avere i 4V.
è corretto?.
poi vorei sapere se agisco sul bass boost il gain deve essere abbassato?.

15 06 2014
Emanuele

ps. e se invece il mio amply avesse come sensibilita di ingresso valori che vanno da 0,2 a 3V il mio ampli con gai a 3V quindi al minimo andrebbe gia in diatorsione al minimo?

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