Hss Fidelity DS24 bit

18 09 2007

La nuova era delle conversioni. Hss Fidelity DS24.

Cos’è? E’ un convertitore Digitale/Analogico
Che cosa fa? Converte un segnale Digitale in uno analogico (…)
Particamente è in grado di “ricostruire” l’onda sonora (analogica) contenuta nella traccia musicale registrata partendo dall’ insieme (digitale) di bit masterizzati sul disco.

Qui c’è veramente poco da dire, bisogna solo togliersi tanto di cappello davanti ad un prodotto del genere. E’ ovviamente destinato solo ad impianti di un certo calibro, nonchè riservato a coloro che sanno cosa vogliono. Un convertitore interno non potrà mai risultare minimamente in competizione con questo “stato dell’arte”. Ringraziamo i tecnici che giorno dopo giorno ci permettono di ottenere questi strabilianti risultati.

Caratteristiche generali
Stadio alimentazione PWM analogico e digitale separati con impiego di stabilizzatori shunt
Stadio ricevitore: Cristal CS 8414.
Convertitore D/A: Cristal CS 4390
Stadi in uscita separati con operazionali Analog Device OP176

Caratteristiche tecniche
Frequenze di campionamento : 44,1 – 48 – 96 KHz
Risposta in frequenza : 0 Hz – 22 KHz (+/- 1 dB)
Separazione canali : 96 dB
Rapporto S/N (Pes.A) : 109 dB
Impedenza di uscita : 100 Ω
Segnale massimo d ‘uscita : 1.9 Volt (0 dB)
T.H.D. : 0.08 %

Il convertitore D/A DS·24bit nasce dall’esigenza di convertire i segnali digitali con una risoluzione fino a 24 bit. Si è posta grande cura nella progettazione dell’apparecchio evidenziata dall’impeccabile realizzazione del circuito d’alimentazione composto da sezioni digitale e analogico separate. Riguardo al cuore dell’apparecchio sono stati scelti i migliori componenti attualmente disponibili ossia il Cristal CS 8414 come ricevitore, il CS 4390 per la sezione di conversione e stadio d’uscita Analog Device. Tanta cura costruttiva si esplica con una musicalità sorprendente: messaggio musicale restituito nella sua interezza, ricchezza di microcontrasti, variazioni dinamiche senza confronti. In altre parole un altro master piece del già ben noto marchio HSS FIDELITY.

Ed ecco qualche immagine:

 


vista frontale del telaio dell’unità di conversione

 


circuiti di alimentazione analogico e digitale PWM separati con due trasformatori switching indipendenti

 


particolare della scheda nel quale si evidenziano le alimentazioni Shunt-Shunt dei vari stadi completamente separate

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3 responses

19 09 2007
Andrea

Una domanda: a parità di tutto il resto, ammettendo di avere già una buona sorgente con un lettore cd all’altezza, cosa cambia escludendo il DAC della sorgente ed inserendo questo? Cioè, cos’è, più che altro, che migliora all’ascolto?

19 09 2007
Davide

Il convertitore interno, soffre dei tanti problemi che nascono all’interno dell’autoradio. Parliamo di dissipazione di calore (e quindi di rendimento), intermodulazione, ed interferenze in genere che possono precludere il corretto funzionamento (o meglio, il funzionamento auspicato). Già le sole diverse risoluzioni effettive delle sorgenti in prova (dai 9 bit ai 15,7) ci rende l’idea di come siamo messi “male” in certe situazioni. Se potessimo estrarre il DAC interno le cose sarebbero poi di gran lunga migliori. L’unico problema verrebbe rappresentato dal fatto che una struttura di questo tipo non mostrerebbe un buon sistema immunitario e rischierebbe di captare altri tipi di disturbi da parte dei cablaggi di collegamento. Ma al di là di questo, svolgerebbe il suo lavoro in maniera tendenzialmente migliore.

Premesso ciò, è da dire anche che il puro e semplice spazio fisico sullo stampato, destinato a questo componente, fa sì che le prestazioni siano oggettivamente minori, in confronto invece ad un DAC esterno che associa una tecnologia molto più performante, per la quale non esistono limiti a riguardo dell’ingombro.

Infatti, piccola parentesi, nella F#1 status, che sostanzialmente è vuota, è sicuramente stato più facile implementare un D/A di quelle caratteristiche, impensabile in un’autoradio “comune” (che contiene dal finale di potenza all’eventuale circuitazione di gestione dei menu a colori e dei giochini vari).

Detto questo arriviamo al dunque: il DAC esterno è in grado di effettuare la sua funzione in maniera elettricamente migliore, poichè dotato di dipositivi di ricezione, di alimentazione e di conversione migliori.

E’ un pò come estremizzando, la differenza tra l’ampli interno della sorgente e l’ampli esterno. E’ più grosso, e migliora la qualità del segnale in uscita.

In soldoni, aumenta la naturalezza e la dinamica della risposta, migliora quel senso di spazio sulla scena sonora, in quanto in grado di ricostruire il segnale originale analogico con più accuratezza. C’era un bel grafico da qualche parte proprio su questo argomento, dove si confrontavano le caratteristiche dei due tipi di conversione. Appena lo trovo lo aggiungo all’articolo, o magari ne creo uno nuovo utilizzando questi nostri due commenti come spunto.

In quel grafico, in sostanza si vedeva proprio la differenza tra i “gradini” (alti e lunghi) del convertitore di serie, rispetto a quelli (bassissimi e molto più corti) di un convertitore esterno. Da qui è logico capire come la riproduzione ne tragga beneficio in termini di completezza del segnale musicale

5 09 2008
ANGELO

Ciao sono molto affascinato da questo articolo. Devo realizzare un impianto su una nissan note lasciando la sua autoradio di serie continuandola a sfruttare meccanicamente e facendo gestire il segnale dal d.a.c. hss esterno. Dove posso trovare indicazioni su come creare un uscita digitale sulla mia autoradio di serie?
GRAZIE.

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