Siamo davvero capaci?

14 03 2008

Qualsiasi appassionato di riproduzione Hi-Fi, e sottolineo qualsiasi, si ritrova prima o poi a dover fare i conti con il dilemma della propria vita: quale apparecchio risolve i miei problemi? Quale dispositivo è in grado di saper dare quel valore aggiunto di cui ho bisogno? La scelta è sempre piuttosto ardua, coinvolge numerosi elementi, sopratutto se il sistema che possediamo mostra già delle doti di un certo livello. Appena acquistata l’auto risolviamo oggettivamente in fretta, basta un due vie veloce in predisposizione, sub in cassa e finale quattro canali per notare un miglioramento netto e tutt’altro che latente. Ma quando la situazione è più complicata si corre il rischio che quel tal componente per il quale crediamo sia lecito investire giochi l’intera filosofia logica dell’impianto. Purtroppo dobbiamo fare i conti con i costi e non tutti possiamo permetterci di sviluppare due o tre progetti diversi, metterli in pratica e poi decidere. Al giorno d’oggi poi sono disponibili sul mercato veramente tanti ottimi prodotti, basta dare uno sguardo alla sezione “In Primo Piano” per rendersene conto, ma i più ne saranno già ben a conoscenza. Personalmente ritrovo una sorta di percorso comune in tutti i “seguaci” del Car Hi-Fi, i quali cominciano con il primo impianto per passare al due vie completo di qualità, la sorgente con i ritardi, il tre vie, il processore, il preamplificatore ecc.ecc. Io stesso ho seguito in parte questo stesso filo. E’ la naturale evoluzione. Prima o poi però, come accennavo all’inizio ci ritroviamo davanti ad uno scoglio insormontabile: lasciare la via vecchia per la nuova. La via nuova ha le carte in regola per risultare superiore ma i limitatissimi margini d’errore fanno paura. Sappiamo che in un modo o nell’altro ce la potremmo anche fare, ma in quanto tempo? Quello lasciamolo perdere già in partenza. E la spesa? Se effettivamente quel componente o quei componenti possono fare al caso mio ma per farli funzionare a dovere devo investire ancora? No, no, resta tutto così com’è. A malincuore ci diamo questa risposta mentre ancora pensiamo all’eccezionale esperienza d’ascolto che ci stiamo perdendo. Gli installatori a logica sono anche nati per quello: quali portatori sani di esperienza e cultura dovrebbero darci quanto meno la collocazione del quartire, non dico il civico esatto, ma un’idea a grandi linee di ciò che è semplice e di ciò che è complicato. Di “Filosofie di Vita” dei guru ne sono passate a decine, noi vogliamo la sostanza. Ebbene, la sostanza è tutt’altro che univoca, o avremmo tutti la stessa radio e medesimi pilotaggi. Il mondo è bello perchè è vario. La riproduzione è frutto di un grosso compromesso, tolgo di qua per ridare di là, perdo da una parte ma recupero dall’altra. Non esiste ancora niente, di perfetto. Ci dobbiamo un pò anche accontentare. Se vi chiedessi qual’è la vostra idea, ognuno di voi darebbe responsi diversi, ci scommetto. Chi monterebbe il sub in cassa chiusa e chi in reflex, chi è per il doppio sedici e chi per il singolo tredici, chi è per le valvole e chi per i transistor, chi è per il digitale e chi per il pure passive. Potremmo andare avanti ancora e ancora. Comunque sia, nessuno di noi avrebbe ragione e nessuno di noi avrebbe torto. Mi ricordo, ai tempi della scuola, che la professoressa di storia aveva raccontato una storia interessante a riguardo: un pittore di corte, per dare al suo re la rappresentazione della miglior figura femminile dell’universo conosciuto, aveva preso i particolari più belli delle donne più belle della città… ne risultò inaspettamente ‘na schifezza. Ciò non sta a significare che un finale Hi-End suoni meglio con un primo prezzo del centro commerciale piuttosto che con una Clarion Pro Series, CD700 o F#1 Status che sia, è logico, ma in fondo un pò di verità ce n’è in quella storiella. Il problema vero dei nostri tempi è però un’altro, io credo: quanti di voi sceglierebbero quei tali componenti perchè le hanno provate davvero tutte? E’ molto più facile che si opti per soluzioni dichiarate, piuttosto che per quelle accertate. Non dico che ci facciamo raggirare, ma finiamo con il seguire la linea di pensiero di un brand o di un installatore, senza realmente chiederci il perchè e sopratutto il perchè no, cosa avremmo potuto diversamente fare e cosa no. Difendiamo a spada tratta un apparecchio, un cavo, un’idea, e non siamo in grado di metterci veramente in discussione, approfondire, analizzare oggettivamente. Credo che sia proprio questo il problema, ne sono convinto. Il purista c’è e sempre ci sarà, così come colui a cui non gliene può fregare di meno di Alta Fedeltà, gli basta e avanza la suoneria polifonica o al massimo le tracce midi quanto proprio si sente in vena di strafare. E’ l’utente di fascia medio/alta che sta prendendo la piega sbagliata. E’ portato ad acquistare il dispositivo innovativo non tanto perchè realmente rivoluzionario ma quanto perchè novità del mese, senza rendersi conto che i progetti migliori sono magari ancora gli stessi da anni e anni (Genesis, Sinfoni, Nakamichi, McIntosh, Res, AD, Scan Speak per citarne alcuni). Tutto ciò è proprio dovuto al fatto che non sappiamo cosa ascoltare e come ascoltarlo. Non sappiamo per davvero che suono abbia un violino, un organo, una tuba, un pianoforte, ma lo immaginiamo e basta perchè non lo abbiamo mai sentito dal vivo. Con questa immagine evanescente ci rechiamo fiduciosi in un negozio ed acquistiamo sperando, o acquistiamo e ci convinciamo del risultato. Così si deve sentire! Per forza, ho speso mille euro, mica posso darmi dello scemo. Non sarò certo io a proporvi di andare a teatro ad ascoltare le opere liriche se non vi piacciono, ma tra la generazione dei venticinque-quarantenni è difficile pure trovare qualcuno che segua eventi jazz o blues locali, dove suonano gli strumenti veri e non quelli ricostruiti al computer. Purtroppo è questa l’amara verità che a lungo andare decreterà la morte dell’Alta Fedeltà a scapito delle porte USB dappertutto. Ma per i pochi come me ancora rimasti “fedeli” e che non ne vogliono sapere di mezzi termini, mezze cartucce o tanto algebriche quanto demoralizzanti compressioni, la speranza è l’ultima a morire. Lasciamo l’elettronica a casa e diamo spazio alle esecuzioni. Smettiamola di ascoltare il suono degli apparecchi e cominciamo ad ascoltare quello degli strumenti.


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3 responses

14 03 2008
Alessio

Però è anche vero che ormai di prodotti che SUONANO e che “suonano” ce ne sono svariati milioni di tonnellate e l’unica arma di difesa che resta al consumatore è PURTROPPO il valutare il prodotto dal prezzo,da recensioni piu o meno contrastanti o dal richiamo di marche blasonate …Come chi sostiene che bose sia il non plus ultra riguardo l’home entertainment,un po’ triste…Comunque sia i prodotti per poter godere appieno della musica come dio comanda costano(tempo lavoro e denaro) e ormai investire i soldi in un impianto anche non eccelso è un sacrificio che va fatto solo se si ha l’umiltà di farsi aiutare e se chi ti consiglia ha in primis esperienza e dedizione,perchè non si hanno le possibilità di poter provare centinaia di prodotti se non facendolo per mestiere…Chi conosce veramente le macchine? Il venditore in giacca e cravatta che ti mostra quante lucine e stronzate ha sul cruscotto questa o quell’automobile o chi,di mestiere, ci mette le mani dentro al cofano?? E da chi di questi due otterrete il giudizio piu mirato ed obbiettivo sull’acquisto della vostra vettura?

14 03 2008
Davide

Sante Parole

16 10 2008
max

Per quello che riguarda l’elettronica (attiva) c’è poco da fare; i giapponesi la fanno da padrone e per gli altoparlanti il casino è ancora peggio dato che la maggior parte di tali componenti è cinese 100% anche se porta sul magnete un marchio italiano.
Ma per chi come me la qualità viene in primis un metodo per difendersi dalle “sole” esiste: chiedetevi chi presenta un nuovo prodotto ogni sei mesi….e chi invece ne presenta uno nuovo dopo uno o due anni….
Questa “lentezza” non è sempre indice di sonnolenza; anzi è scrupolo e ricerca approfondita! Nella scelta dei prodotti per il mio impianto seguo delle regole fondamentali: prima di tutto compro italiano, poi eventualmente europeo, e comunque mai roba cinese anche se spacciata per italiana. Ad esempio la mia scelta di sorgente è Becker…europeo e suono eccellente, pochi fronzoli e tanta sostanza; per i finali STEG…italianissimi e dal suono a dir poco trasparente; per gli altoparlanti CIARE….italianissimi….affidabilissimi…..rapporto qualità prezzo imbattibile.
Per gli altoparlanti in particolare ogni volta che ne compriamo uno dovremmo chiederci: ma questo marchio….una fabbrica di altoparlanti ce l’ha???
Avete idea di quanti marchi di altoparlanti…..non costruiscono altoparlanti???
La maggior parte compra in cina e poi ci attacca il suo adesivo….ecco perchè compro Ciare…prima di essere un marchio di altoparlanti è una fabbrica di altoparlanti che fornisce i migliori marchi audio del mondo.

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