Autoradio – Come sceglierla

7 09 2007

Possiamo distinguere, tra le sorgenti di qualità, due diverse filosofie di progettazione. L’andamento del mercato e la richiesta sempre maggiore di rendere compatibili contenuti musicali diversi dal semplice CD con la vettura, ha aperto le porte ad una nuova generazione di sorgenti: le cosidette multimediali. Questo ha portato anche alla commercializzazione di fonti che, sempre più economiche, presentino anche sempre più funzioni “accessorie” e sempre meno funzioni “necessarie”.

Non mi dilungherò sul fatto che una sorgente DEVE essere SOLO una sorgente e non un cellulare-fotocamera-macchinetta del caffè-tostapane: se vogliamo tirar fuori qualcosa di buono dal nostro impianto non dobbiamo certo soffermarci sui “wallpaper” colorati, i frontalini motorizzati “fashion” o quant’altro. E’ ovvio che anche l’occhio voglia la sua parte, ma l’autoradio non è un quadro o una bella gnocca con le tettazze, è un’apparecchiatura che DEVE SUONARE, e SUONARE BENE.

Quali sono i parametri per i quali determinare se un’autoradio è migliore di un’altra, in relazione al nostro obiettivo (e alla spesa)? Ah, quasi dimenticavo, tutto questo è valido ovviamente se SAPETE con certezza di avere le idee chiare in testa sul da farsi, altrimenti è meglio che non continuiate nemmeno a leggere, ma vi fiondiate al centro commerciale a prendere quella con più funzioni e colori possibile, dato che è il mostrare e il far vedere la moda odierna e non di certo la sostanza.

Non voglio discriminare nè offendere nessuno, sia chiaro, ma se avete notato, in questo blog non ci relazioniamo quasi mai con l’auto in sè e per sè, i concetti espressi non si risolvono solo in quell’ambito, la musica è musica e l’elettroacustica anche, indipendentemente da dove venga applicata; qui si trattano determinati argomenti, qui si parla di Alta Fedeltà, quella vera, qui si analizza e si studiano fenomeni, non si va a farfalle. E lo si scopre nel leggere un qualsiasi articolo in queste pagine, dove credendo si saper già tutto il necessario, si scopre invece che gli aspetti peculiari erano ben altri (sperimentatelo leggendo uno dei parametri dell’elenco qui più avanti, gli unici realmente importanti in un’autoradio e capirete cosa intendo). Per tutti coloro che, invece, non sono interessati a questo ma preferiscono (giustamente e lecitamente) scambiare opinioni su altro, ci sono una marea di forum tuning e relative sezioni più o meno tecniche (se così possiamo definirle) in cui potranno esprimere le loro opinioni riguardo led colorati e micromonitor da plancia.

Ma torniamo a noi, a noi che pretendiamo la perfezione prima di tutto ed al di sopra di tutto (e che ci siamo già dimenticati della gnocca con le tettazze). Un’autoradio non si spiega ovviamente in due parole, nè è possibile effettuare un confronto oggettivo tra tutti i modelli di fascia alta presenti sul mercato. Ci basterà, per ora, ricordare quali siano i punti focali (escludendo la sezione Tuner FM):

CD
– risposta in frequenza
– livello d’uscita a “0” dB “estrapolato” o meno
– rapporto Segnale/Rumore “pesato A” o meno (occhio a quelli spacciati per >100 dB)
– gamma dinamica
– risoluzione effettiva
– distorsione per differenza di frequenze a “0” dB
– distorsione armonica ai bassi livelli

USCITA
– massimo livello d’uscita di linea
– impedenza d’uscita
– massimo livello d’uscita di potenza

Aggiungiamo ovviamente solidità, longevità e qualità della meccanica, dipendente, si ipotizza, dalla diversa esperienza nel campo da parte delle varie case costruttrici (anche se certi marchi celebri e storici spesso hanno deluso in relazione a prodotti della stessa fascia di prezzo ma di aziende meno blasonate).

Tra tutti, volendo ulteriormenta “filtrare”, oltre ad una buona meccanica, richiamiamo il convertitore D/A e il massimo livello d’uscita di linea.
Questo perchè, a mio parere (intendendo sviluppare un impianto di alta qualità), è l’insieme di aspetti con i quali è difficile ragionare o trovare il compromesso (a differenza di altri, che in un modo o nell’altro, si riescono a migliorare, camuffare, modificare, rielaborare senza perdere sensibilmente di qualità).

Vediamo di spiegare brevemente che cosa si intende con questi strani termini.

RISPOSTA IN FREQUENZA
La risposta in frequenza ci indica (non solo nel caso della sezione CD dell’autoradio) in che modo vengono effettuate alterazioni nel dominio della frequenza. E’ come se fotografassimo (ed infatti questo parametro si caratterizza con una curva in un grafico, non con un singolo valore) il comportamento del nostro player: un andamento rettilineo (solamente ideale) corrisponderebbe una perfetta “uscita” senza alterazioni, enfatizzazioni o attenuazioni. Un andamento invece più curvilineo o peggio “serpeggiante” ci indica che la nostra autoradio non è un granchè o che comunque dovremmo (notare DOVREMMO) già operare un’equalizzazione indipendentemente da tutto ciò che c’è a valle, dato che già la fonte presenta profonde modifiche sulla sua uscita rispetto all'”ingresso” più preciso e indubbiamente flat proveniente dal CD.

LIVELLO D’USCITA A “0” DB
Questo valore indica il massimo segnale disponibile sulle uscite pre quando nel cd viene riprodotta la traccia prova registrata a 0 dB. Se è stato “estrapolato” significa che per essere paragonato a quello di altre sorgenti è stato riparametrizzato secondo un calcolo molto preciso, necessario quando accade che in sede di prova la sorgente mostri un valore molto alto, troppo alto per accreditarne la veridicità (a volte succede, a causa di questioni relative alla progettazione).

RAPPORTO SEGNALE/RUMORE
Lo si comprende bene dalla parola stessa, indica quanto segnale rispetto a quanto rumore verrà rilasciato sull’uscita, in sostanza la “rumorosità” della sorgente (rumorosità elettroacustica, ovviamente, non meccanica). Se indicato come “pesato A” vuol dire che è stato calcolato secondo la curva di udibilità (qui introdotta), che tiene conto della diversa sensibilità del nostro orecchio in rapporto alle sollecitazioni di diversa frequenza. Comparazione più che lecita dato che non è tanto importante il rapporto teorico, ma quello relazionato al diverso contributo di ogni suono nei confronti della nostra percezione. A volte potremmo tovare valori ben al di sopra 90/95 dB: ciò indica che nella fonte in questione è implementato un circuito di muting che si attiva in assenza di segnale (cosa che fa impennare l’ SNR anche sopra i 100 dB, condizione ovviamente poco reale).

GAMMA DINAMICA
La gamma dinamica non è altro che la differenza (escursione) tra il valore massimo, in saturazione, e minimo, dato dal rumore di fondo, del segnale di uscita ed è espressa anch’essa in dB.

RISOLUZIONE EFFETTIVA (convertitore D/A)
Qui sarò un pò meno breve, poichè la risoluzione effettiva è l’espressione del funzionamento del convertitore D/A che non avevamo ancora nominato e che brevemente dobbiamo spiegare (poichè la sua qualità è di fondamentale importanza).
D/A sta per Digitale/Analogico e la sua funzione è appunto quella di convertire l’insieme di “bruciature” sul cd (la sequenza di “0” e di “1” campionati a 16bit) in un segnale analogico (tensione variabile nel dominio del tempo) tramite “quantizzazione“, che possa poi essere ascoltato dal nostro orecchio.
La risoluzione effettiva indica l’esatto numero di bit che vengono utilizzati (rispetto ai 16 dello standard CD) indipendentemente che si analizzi un convertitore ad 1 bit o multibit (ma qui entriamo in un discorso ben più complicato, riguardante sovracampionamento e convertitori Sigma-Delta). E’ un valore quasi mai appartenente all’insieme dei numeri naturali differentemente da quello che potremmo credere (ad es. 15,2 bit) e spiegheremo più avanti (in questo articolo) com’è possibile “spaccare” un bit (in realtà non succede ovviamente questo, la teoria ci dice che un bit non è divisibile). Per ora ci basti intendere che al di là della tecnologia di conversione, più questo valore è alto e più significa che il DAC “funziona” bene (e plausibilmente, ma non obbligatoriamente, suoni anche meglio).

DISTORSIONE PER DIFFERENZA DI FREQUENZE
Ci indica come il lettore reagisce ad un segnale composto da due sole onde sinusoidali (19 Khz e 20 Khz) di elevata ampiezza (0 dB) e piuttosto impegnativi (al limite infatti della compatibilità massima dello standard CD, 22050 Hz, valore derivante dal Teorema del Campionamento e dalla Trasformata di Fourier). Se nel grafico notiamo una reazione non solo alle due frequenze particolari, ma anche nelle immediate vicinanze, significa che il lettore presenta una più o meno forte distorsione di intermodulazione (non è in grado di selezionare correttamente le due sole onde inviate, e “crea” dal nulla altri più piccoli segnali che effettivamente sul disco non sono incisi). Solitamente il grafico viene rappresentato su scala lineare e non logaritmica, per dare una più rapida e facile interpretazione visiva.

DISTORSIONE ARMONICA AI BASSI LIVELLI
Analogo del parametro precedente, ci dice come si comporta il lettore se stimolato da un segnale di ampiezza minima (-60 dB o più) di 1 Khz di frequenza. Un grafico ideale, anche qui, dovrebbe presentare una risposta il più piatta possibile al di fuori del picco riprodotto, escluso il dither.

MASSIMO LIVELLO D’USCITA DI LINEA
Spesso confuso con il “livello d’uscita a 0 dB” indica a che valore le uscite pre-amplificate saturino. Se indicato come >TOT Volt significa che in fase di prova non è stato possibile generare un segnale sufficientemente elevato in grado di saturare lo stadio. Più sarà alto questo valore, e meno sarà necessario aumentare la sensibilità dell’amplificatore e meno appariranno poi a valle problematiche relative ai segnali esterni (spuri) intermodulati dai cavi di collegamento. Ne abbiamo parlato anche a riguardo del “volume dell’ampli”.

IMPEDENZA D’USCITA
Riferita anch’essa alle uscite di linea e non a quelle di potenza, ci racconta quanto alta (o bassa) sia la tenacia e la robustezza del segnale erogato. Sotto il profilo prettamente tecnico indica la resistenza interna, o meglio impedenza (dato che è presente una piccola reattanza induttiva) del generatore reale di tensione (di cui l’uscita di linea fa inconfutabilemente parte). Più è bassa e più, in sostanza, il segnale sarà forte, poco sensibile alle sollecitazioni di disturbi ed interferenze (preponderanti rispetto ad un segnale altrimenti più debole).

MASSIMO LIVELLO D’USCITA DI POTENZA
Ultimo e in parte anche per importanza, è il valore espresso in watt della potenza dell’amplificatore interno (i famosi 4x50W) è sicuramente il dato più comprensibile, ma sul quale servirebbero più pagine per argomentarne a sufficienza. E c’è da mettersi le mani nei capelli nel notare che a lato pratico non siano più di 4x20W, valore comunque più alto del reale, se pensiamo che la prova viene effettuata direttamente sulla spina iso e non a valle di 2, 3, 4 metri di cavo di collegamento…

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